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Decision making:per fare una scelta intelligente usa tutto il cervello(la formula 80+20)

venerdì, 3 settembre 2010

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Di fronte ad una decisione di qualsiasi tipo sia personale che professionale spesso soppesiamo i pro e contro incartandoci in infinite probabilità che provocano quella che si chiama analysis paralysis cioè un eccesso di analisi,di ragionamento logico.
Usiamo quindi esclusivamente la parte sinistra della nostra preziosa materia grigia che ha il compito di affrontare il problema con un approccio logico,sequenziale e analitico.
L’altra parte (quella destra) intuitiva sintetica
,quella del pensiero laterale rimane un po’ la cenerentola  

Due emisferi… tipi di pensiero

Nel nostro cervello, diviso in due emisferi, ogni parte ha una sua funzione e un suo tipo di pensiero
Il pensiero verticale
è logico, matematico, selettivo.Esso  sceglie ad ogni passo di una sequenza ciò che logicamente è giusto escludendo il resto per arrivare a una soluzione.

Il pensiero laterale
crea fa nascere nuove idee, non esclude nulla, esplora tutte le possibilità, prende in esame anche le informazioni che apparentemente non sono logiche o rilevanti, non ne esclude nessuna, ed esplora tutte le possibilità.

Ognuno per vari motivi dovuti al carattere,ai condizionamenti e ad altri fattori usa in prevalenza una parte o l’altra.

Queste due modi di pensare possano lavorare in tandem per guardare a una situazione,trovare una soluzione o fare una scelta.

L’intuizione funziona sempre
Quando dobbiamo scegliere,secondo i neuro scienziati e le ultime ricerche,ci basiamo sempre sulla logica..e a torto perché la logica ci porta a vedere solo una faccia della medaglia.
Certo siamo stai abituati a pensare che sia più facile usare la ragione e più saggio essere cartesiani ma la maggioranza delle

decisioni che funzionano sono basate sull’ istinto.
Di fronte ad una scelta importante c’è sempre una voce interna spesso soffocata che come un lampo fa balenare per un attimo la soluzione.Non ti è mai capitato di dire
se avessi ascoltato la mia intuizione
eppure me lo sentivo che…
 

Spesso solo la logica ci porta fuori strada o ci porta a fare scelte magari contrarie a ciò che ci piace fare o a quelli che sono i nostri interessi.

LA FORMULA è 80/20
Fra ragione e intuizione (in inglese gut istinct”,quel qualcosa che va al di là della razionalità,che ti senti dentro in maniera istintiva,quella sensazione”di pancia”)
bisognerebbe usare per l’80% l’istinto per fare le proprie scelte e solo il 20% la ragione.

In caso contrario potremmo avere come conseguenze stress,irritabilità e insoddisfazione.

Dar retta alle proprie sensazioni,capire cosa ci sta suggerendo il nostro istinto e poi far intervenire la logica facendo lavorare le due parti del nostro cervello in sinergia
Con questo modus operandi arriveremo sicuramente alla soluzione più adatta a noi e più utile al nostro benessere.

Sei curioso di sapere quale emisfero usi in prevalenza?
IL TEST DELLA BALLERINA
Esistono naturalmente test più scientifici
 

 

Counseling Solutions Professional 
offre un servizio di assessment individuale,una valutazione mirata per far emergere la tua working identity,il tuo profilo professionale da proporre al mercato

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test’ le 8 bussole’ per identificare le proprie capacità,i propri bisogni, aspirazioni e i propri valori
valutazione  competenze e degli skill trasferibili
il test L/R dominance  per conoscere la dominanza cerebrale per potenziare le facoltà mentali quindi ad usare le potenzialità del cervello che di solito usiamo solo per il 5%.

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Problem solving:hai un problema?La soluzione è a 4 passi

lunedì, 23 agosto 2010

problem-solving,competenze curriculum,CV competenze,trovare lavoro,career counselingNon puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che hai usato per crearlo
Einstein

Tutta la vita è risolvere problemi 
Karl Popper


Ogni giorno nella tua professione ti troverai senz’altro di fronte a problemi tecnici,di relazione con colleghi o clienti oppure,se stai cercando lavoro,a come fare una ricerca efficace,come stendere un curricolo vincente,cosa scrivere in quello europeo o come valorizzare le tue competenze
 Il metodo più usato,quello del senso comune, è quello del ‘tentativo e dell’errore’ .
Si va per tentativi di soluzione del problema, eliminando quelle che non funzionano.
Ma non è sempre così semplice.
Saper affrontare e risolvere in modo costruttivo i diversi problemi e’ di fondamentale importanza nella vita quotidiana perche’ se li si lascia irrisolti possono causare stress mentale e tensioni fisiche.

La legge di Pareto ci da’ una indicazione sempre valida in ogni contesto cioe’:

- usare il 20% del tempo per analizzare il problema
- e l’80% per trovare la soluzione.
Di solito facciamo il contrario. Passiamo l’80% del tempo non a esaminare il problema, ma a farci domande che non mirano alla soluzione ma a mantenere il problema

Il problem solving è una competenza trasversale utile in ogni settore e consiste nella capacità di trovare una soluzione per un problema di qualsiasi tipo.
Un buon problem solver ha flessibilità e la capacità di osservare la situazione da punti di vista diversi.

Un problema è un invito al cambiamento e,come si dice, niente e’ stabile come il cambiamento. Avere un problema significa che la mappa della realtà-situazione è diventata insufficiente, e quindi  dobbiamo impegnarci a modificarla, ampliarla o integrarla; quindi dobbiamo individuare, inventare e sperimentare stati mentali e comportamenti nuovi.

Il problem setting
Il primo passo è definire quale è il problema,porlo in modo corretto utilizzando le domande giuste.
Nel momento in cui riusciamo ad inquadrarlo è già, in parte, superato.

Solitamente le domande produttive, ovvero quelle che conducono alla soluzione di un problema, iniziano con “come”; poiché sono in grado di proiettarci oltre; mentre quelle che iniziano con “perché” ci vincolano al problema. Ad esempio:
Perché è capitato proprio a me?
Perché non riesco a trovare lavoro?
Perché nonostante abbia inviato il mio curriculum a 30 aziende nessuno mi risponde?

Non si va lontano con queste domande e ci si deprime.
Meglio cercare domande che aprano la strada invece di chiuderci in un vicolo cieco.Ma quali?

DOMANDE COSTRUTTIVE

Se le domande sono giuste ti sarà data la risposta giusta.
Se le domande sono stupide avrai risposte stupide
Quali sono le possibili domande giuste? Per esempio:  
 Cosa c’è di buono in questa sfida?
- Cosa posso imparare?
- Come posso vincerla?
Quanto sono in grado di affrontare il problema?
che risorse ho e quali mi mancano?
Quanto incide l’ambiente sulla situazione?
Quali sono le cause che hanno portato alla situazione attuale? Sono interne o esterne?

Nel problem solving ci sono 4 fasi che possono essere applicate a qualsiasi problema ci capiti

i 4 passi must
Prima fase:  identificare il problema.

atteggiamento conoscitivo: osservare per conoscere.
Conoscere o ri-conoscere cio’ di cui abbiamo bisogno,sapere cio’ che vogliamo veramente ma anche conoscere cio’ di cui abbiamo paura e che ci impedisce di andare oltre e risolvere il problema.Puo ‘essere un cambiamento di lavoro,un rapporto affettivo che ci fa star male

Seconda fase:trovare delle possibili soluzioni.
atteggiamento creativo: lasciare spazio al pensiero,alla nostra intuizione.Lasciar emergere le nostre emozioni e le sensazioni.Da qualche parte dentro di noi c’e’ gia’ la soluzione.Diamo il tempo alla nostra saggezza interiore di prendere contatto con le nostre risorse e di dissipare la nebbia della confusione.
Possiamo aiutarci con la visualizzazione o ascoltando un brano di musica che ci aiuti a liberare la mente in modo che dentro di noi si inizino a collegare tra di loro elementi apparentemente lontani, formulare anche quelle ipotesi che normalmente escluderemmo con il ragionamento. La ricerca di soluzioni, infatti, richiede a volte l’abbandono di alcune convinzioni che ci hanno guidato in precedenza, oppure la loro integrazione o modifica.

Terza fase:valutare i pro e i contro di ogni soluzione
 scegliere quella ok

atteggiamento realistico e critico.Ora dobbiamo produrre dei veri e propri piani di azione dettagliati.L’idea inizia a diventare azione concreta quindi è importante valutare se e’ fattibile e che impatto avra’ con la realtà.

Quarta fase: agire e mettere in pratica.
E’ la fase esecutiva per poi valutare i risultati.

atteggiamento operativo, pratico, esecutivo.
Nessun problema può essere affrontato e superato solo con la chiarezza delle idee o solo con la creatività, con la critica, o un buon atteggiamento pratico. Tutte queste componenti sono indispensabili.
Problem solving:Per pensare…mettiti un cappello

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Lavoro e tempo di crisi:quale è la tua carta vincente?

mercoledì, 21 luglio 2010

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la parola CRISI, secondo la saggezza semplice e solida della cultura cinese, è formata da due distinti ideogrammi: uno rappresenta la parola PROBLEMA, l’altra la parola OPPORTUNITA‘. Sempre ogni momento di crisi,come una medaglia,ha due facce.
Durante i periodi di crisi i paradigmi e le coordinate cambiano a livello macroeconomico ma cambiano anche nella vita personale di ognuno.
Occorrono nuovi occhi per saper leggere una situazione fluida in progress,occorre saper prendere decisioni, a volte anche coraggiose,prendere,come un surfista,l’onda giusta.
Limitarsi ad aspettare sulla spiaggia non è un atteggiamento proattivo.

Cosa fare?
Sicuramente la prima cosa da fare è mettere sul tavolo tutte le proprie carte.
Quando vuoi preparare un piatto hai bisogno di sapere gli ingredienti e le loro quantità.

L’ingrediente-base
dal quale partire è la tua unicità

Cosa ti rende unico?
Nel percorso di career counseling quando faccio questa domanda ad un/una cliente in genere la prima reazione è di difficoltà come quando si cerca di afferrare qualcosa di importante ma impalpabile.
E’ come quando ti trovi a cercare una cosa che hai perso e non sai dove e come cercarla.Brancoli nel buio.
Quando c’è un black out quale è la prima cosa che fai?
Far luce,accendere un fiammifero o una candela…fuoco
Per trovare cosa ti rende unico è vitale ri-accendere la tua passione.
Quella è esclusivamente tua come le impronte e il DNA.

La passione è tutto ciò che adori ,è ciò che ti piace fare,quello del quale ti piace parlare,scrivere,illustrare…lo faresti per ore con entusiasmo e interesse. E’ questo il tuo capitale,il tuo ingrediente base anti-crisi,l’attrezzo che ti aiuta a cogliere al volo la TUA opportunità.
La tua passione è come una sorgente inesauribile dalla quale attingere.
 
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mercoledì, 5 maggio 2010

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Che cosa distingue una persona che non ha ancora trovato la soddisfazione in campo professionale da chi l’ha già trovata?
il ‘come’ pensa,gli ingredienti con i quali sono fatti i suoi pensieri,in cosa crede di sapere,di saper fare e di saper essere.

Spesso ci sono autoconvinzioni che sono come le erbacce infestanti che rovinano il tuo giardino del successo e ti danno una immagine distorta del tua capacità e delle tue potenzialità,ti fanno vedere i limiti non le cose come sono realmente.

Ognuno giorno dopo giorno si auto convince di qualche limite e incomincia a collezionare modi di pensare che bloccano la strada verso la propria realizzazione professionale e personale sciupando le occasioni che si presentano, perché pensa di non essere capace di realizzare un sogno,un progetto,di raggiungere l’obiettivo.

Le 10 convinzioni autolimitanti
Arrow Iconnon sono il tipo che si vanta delle sue capacità
Arrow Iconnon posso farci niente…io sono fatto così
Arrow Iconnon vale la pena rischiare,meglio rimanere dove sono
sono troppo…giovane/vecchio
Arrow Iconho troppa/poca esperienza, sono poco/troppo qualificato per quel lavoro
Arrow Iconnon ho bisogno di…;non posso chiedere aiuto a….
Arrow Iconaspetto che qualcun altro metta a posto la mia situazione
Arrow Iconnon vale la pena di progettare  con i tempi che corrono
Arrow Iconnessuno mi calcola,mi prende sul serio..va sempre male
Arrow Iconquando avrò un posto fisso tutto andrà meglio

Come ripulire le erbacce  autolimitanti?
Le credenze che ti ostacolano non limitano solo i pensieri ma anche le tue azioni.Ognuno vede solo le cose a cui crede.

Ogni convinzione che ti limita e ti sbarra la strada è stata seminata nella tua mente e ripetuta infinite volte e tu l’hai imparata,ti sei convinto che è vera

Ogni cosa che si impara,però, si può anche dis-imparare.
Come?
Le nostre convinzioni sono come un navigatore che guida la nostra vita. Sta a noi programmare la destinazione non farci portare da qualche parte
a caso o da altri.

Prima di programmare il tuo navigatore per raggiungere la nuova destinazione tieni presente questi 3 punti.
Su questi tre punti la tua convinzione deve essere al 100%

I TRE PUNTI PCM

POSSIBILITA’
È possibile per me raggiungere la destinazione?

CAPACITA’
sono convinto di essere capace?

MERITO
mi rimerito di raggiungerla?

La differenza tra l’impossibile e il possibile sta nella determinazione della persona.
Tommy Lasorda

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Decision making:come prendi le tue decisioni?

giovedì, 29 aprile 2010

trovare lavoro,decision making,carrera,career counseling,abilità di decision making

Ti sei mai trovato a dover decidere  se cambiare lavoro o se una offerta di lavoro che comporta uno spostamento può essere giusta?
Spesso più ti arrovelli e più hai la sensazione di girare in tondo come se fossi su una giostra perché hai paura di commettere un errore.
Più sei coinvolto,più la scelta ha un certo peso e più crescono le incertezze e le ansie relative alla scelta.
Questo accade perché  non esiste la scelta ideale ma davanti a te si apre un ventaglio che ti porta a metterti in gioco, scegliere un percorso piuttosto che un altro,
capire cosa è importante per te in quel momento specifico della tua vita.
Il modo in cui prendi le tue decisioni dipende da vari fattori.Vediamo quali.
la tua personalità così come la difficoltà di decidere.

♦le tue  credenze
♦il rapporto che hai con te stesso/a e

♦quanta autostima hai
♦quanta importanza dai alle varie persone che per te sono significative (del passato e del presente)
cosa ti motiva

 

Immagina la motivazione come un click che scatta ogni volta che ti trovi di fronte ad una decisione da prendere
1 che cosa vuoi ottenere VERAMENTE?
2 quale è l’obiettivo reale?
3 sei sicuro che l’obiettivo che vuoi raggiungere è proprio quello che hai stabilito?
(spesso vuoi ottenere qualcosa ma ti muovi
inconsciamente per ottenere il contrario)

La capacità di decision making (capacità di decidere, di essere proattivi) e quella di problem solving  sono  strettamente legate e ognuna di queste richiede
creatività nell’identificare e sviluppare le possibili opzioni.

3 domande
1Quale è il tuo stile?

Ti basi sulla tua intuizione,sensazione,emozione…?
o fa riferimento agli altri (chiedere pareri,vedere come altri risolvono lo stesso problema…)?

2 quando ti trovi davanti a più opzioni come arrivi alla decisione finale?
Spesso le persone decidono senza avere una strategia.con poche informazioni ed elementi a disposizione.
E’ una questione di risparmio di tempo ed energie mentali.
Si adottano strategie più semplici.
Queste vanno bene quando le decisioni riguardano problemi quotidiani della serie ‘metto il vestito blu o quello nero? mangio la pizza o il secondo?
Queste strategie semplici però non sono utili quando si ha un problema complesso (che ha molte alternative) perché il semplificare porta a limitare la quantità delle informazioni necessarie per arrivare a una soluzione soddisfacente.Questo porta spesso a sbagliare.

Alla fine decidiamo comunque. Ma in che modo siamo arrivati alla decisione?:
- lanciando una monetina? 
- pescando fra i bigliettini?
- sfogliando i petali di una margherita?
- dormendoci sopra perche’ la notte porta consiglio?

3 come hai preso delle decisioni nell’ultimo mese?

Quando dobbiamo decidere abbiamo una serie di dubbi :
*cosa succede se sbaglio?
*con chi posso confrontarmi?
*devo per forza decidere io?
*se aspetto ancora un po’ cosa può succedere? etc…etc…

 Il check up del tuo Decision making
Per identificare i comportamenti che possono ostacolarti quando hai una decisione da prendere il career counseling si serve di specifici test e percorsi mirati sulla per cercare la miglior soluzione.
Di seguito  un semplice questionario per aiutarti a riflettere

quando ho una decisione da prendere:

1aspetto che le cose accadono piuttosto che farle accadere
2 rimando le scelte da fare
3 non scelgo perche’ puo’ esserci una scelta migliore in seguito
4 mi lascio prendere dall’impulso e decido senza sufficienti informazioni o elementi
5 spesso credo che veramente non ho scelta
6 lascio che qualcun altro decida al mio posto
7 ho paura di fare un errore e vado in ansia
8 siccome ho fatto scelte sbagliate in passato ho paura  di decidere
Nel prossimo articolo alcune tecniche per aiutarti

Decision making:10 modi per decidere.Quale è il tuo?

martedì, 16 marzo 2010

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Come prendi di solito le tue decisioni? Da cosa dipende?
La modalità dipende senz’altro dal tuo tipo di personalità così come la difficoltà di decidere.
Il tuo stile di decision making si basa sulle tue valutazioni,intuizion,sensazioni,emozioni… o fa riferimento agli altri ( chiedere pareri,vedere come altri risolvono lo stesso problema…)


Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli.
(Amleto,Shakespeare)

 
QUALE E’ IL TUO STILE?

stile impulsivo 
decidi e poi rifletti.In questo caso scegli la prima alternativa che ti si presenta senza pensarci troppo perché non ti piace lasciare le cose in sospeso

stile fatalistico
lasci che il destino,il caso decida per te (sarà quel che sarà)
In questo modo deleghi alle circostanze la scelta e ti tiri fuori dall’empasse
 
stile compiacente 
non mai essere fuori dal coro quindi segui l’onda,il ‘come fan tutti ‘o qualcuno che reputi più in gamba di te. Anche se in fondo non sei troppo convinto cerchi di autoconvincerti ( se a lui/lei va bene..vuol dire che anche a me andrà bene)

stile rimanda a domani quello che puoi fare oggi
di solito alla base di questo stile c’è la paura di sbagliare o l’abitudine di procrastinare con la speranza che le cose si risolvano da sole(pensiero magico) o che qualcuno te le risolva (come da bambini)

stile agonia o bilancino del farmacista
passi troppo tempo e spendi troppa energia mentale per soppesare i pro e i contro,per raccogliere informazioni accumulando confusione.Alla fine rimani sempre in sospeso e indeciso

stile pianificazione
adotti un approccio razionale equilibrato tenendo conto dei fatti ma anche delle tue emozioni.
Vuoi fare la cosa giusta al momento giusto

stile intuitivo
prendi le decisioni basandoti su ciò ‘ che ’senti’ giusto.Di solito non sai spiegare il perché lo è, ma il tuo istinto ti dice che ‘ è giusto fare così e molte volte ti ha dato input che poi si sono rivelati giusti

stile paralisi
sai cosa fare,sai cosa comporta la tua decisione ma non riesci a passare all’azione,
temporeggi nel ‘..e se poi…?  dovrei fare così ..ma….

stile ‘me la filo’
questo stile si adotta per evitare le proprie responsabilita’ o evitare di rispondere a domande dirette fatte da altri ( mah..ci sto pensando…forse…non so…. )

stile ‘il rischio non e’ il mio mestiere’
scegli sempre l’opzione che presenta il livello minore di rischio o di responsabilita’ anche se non e’ la migliore in quel momento per te

stile ‘chiediamolo a….’
speso ti capita di chiedere a colleghi,amici ‘tu cosa faresti?’ ,poi in genere fai l’esatto opposto per avere la sensazione di aver preso da solo la tua decisione.

number-threeLa tecnica delle 3 opzioni
Se ti stai lambiccando il cervello fra due scelte A o B e qualcosa non ti convince
in entrambe le opzioni quello di cui hai bisogno è di scoprirne altre.
In genere le persone smettono di cercare altre modalità di scegliere appena si trovano davanti con le due scelte più ovvie e quindi rimangono in standby.
Il segreto è di chiedersi ‘quale è la mia terza opzione?’
Prima di prendere una decisione (specie quelle importanti che ti mettono in ansia) assicurati di avere almeno 3 opzioni