
Siamo in un periodo in cui tutti,genitori e figli,vecchi e giovani, di fronte alla crisi della globalizzazione ci siamo resi conto che certi modelli di crescita e di progresso non hanno funzionato.
Il posto fisso è sempre più una chimera.
La flessibilità,l’incertezza,la perdita del posto di lavoro porta ognuno volente o nolente alla necessità di ripensare il lavoro, ripensare se stessi e aiutarsi a superare questo momento buio di transizione.
Occorre farlo insieme come un progetto fra generazioni inventandosi nuovi modi di condividere,di costruire,di sperare.Il ‘cosa fare’ è diventata una domanda trasversale
sia a livello lavorativo che personale.
Il terzo millennio richiede nuovi occhi per guardare l’orizzonte.
Le 3 generazioni : valori e modelli
Nell’era della crisi e della globalizzazione sono sul campo 3 generazioni
La generazione dei Baby Boomers nati fra il 1946 e il 1964
La generazione X nati nel periodo 1965-1979
La generazione Y nati fra il 1980 e il 1995
Vediamole una ad una.
I baby boomer tra i 48 ai 65 anni
E’ partita dall’impegno, dalla solidarietà, dall’avventura per arrivare al tris lavoro soldi e successo.
E’ la generazione cresciuta per la maggior parte in famiglie tradizionali
La generazione della TV,la prima che è cresciuta guardando il mondo da questa finestra virtuale.
Ottimista,con la spinta a farcela,ad avere successo,a competere
L’identità personale è definita dal ‘cosa fai’ a livello lavorativo.
Ecco perché per questa generazione perdere il proprio lavoro è un dramma.
Il mito del ’self made’,del farsi da soli è stata una leva potente che ha permesso a molti di avere degli ottimi risultati in campo professionale pagando spesso un prezzo
nelle relazioni personali
Questa generazione ha saldamente in mano le leve nei posti che contano a livello economico
Riguardo alla tecnologia è spesso spaesata,un po’ come degli immigranti digitali
La generazione X tra i 30 e i 47 anni
Il modello è lavoro soldi e successo.Se ho successo sono qualcuno.Se guadagno..valgo.
Probabilmente la maggior parte è cresciuta con una madre che spesso si divideva fra casa e lavoro.
E’ una generazione che mette in discussione l’autorità e lotta per la sua indipendenza nel campo del lavoro.
Spesso si trova a suo agio nel lavoro in team e ama lavorare con le idee,produrre nuovi scenari.
Vede la carriera come una via per la soddisfazione personale.
A differenza della generazione precedente,cerca un equilibrio fra vita privata e lavoro.Il valore chiave è la varietà e la sfida più che la stabilità (job security)
Quello che prima era un valore positivo rischia di ritorcersi contro.
La varietà è diventata un lusso e cerca una stabilità per mettersi al riparo in un momento che non da’ certezze.
Per quanto riguarda la tecnologia,conosce l’ABC e la sa usare.
La Generazione Y tra 18 e 29 anni
Si dice,mette al primo posto il lato personale della vita
In generale ha un buon livello di autostima e crede nelle proprie capacità.
Ama un ambiente di lavoro dove può esprimere le proprie capacità e dove non ci siano tensioni o conflitti particolarmente ardui.
Il lavoro è un mezzo per raggiungere uno scopo.
Vuole migliorare imparando sempre cose nuove ,è efficiente e multitasking.
E’ la net-generation dove la tecnologia è una parte importante per comunicare,farsi conoscere,creare una rete e usare i social media per emergere e mantenere i contatti.
I guru del marketing la studia attentamente per convincerla a comperare,che non può fare a meno di quell’oggetto o prodotto che va assolutamente comprato
In questo periodo di crisi è la frustrazione ch la pervade.
Fare progetti per il futuro,migliorare rispetto ai genitori viene sentita come una utopia.
La generazione Y che modello di genitori ha avuto?
Può darsi che fosse un modello poco affascinante,un modello di genitori preoccupati,
impegnati a gestire i conflitti sul luogo di lavoro e a portare a casa lo stipendio
Una vita che concedeva poco spazio ad ogni altro interesse che non fosse direttamente connesso alla carriera.
Forse la Generazione Y si è accorta che il sogno della giovinezza di molti genitori non si è realizzato, e semplicemente non vogliono che anche il loro finisca male.
“Vogliono far meglio ma non sanno come fare”. E’ necessario dar loro credito,dar credito alla loro speranza, magari espressa un po’ confusamente.
E’ importante che chi ha esperienza diventi il tutor nei confronti delle nuove leve.
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