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3 Generazioni nel caos della crisi:quale futuro sperano gli under 30?

martedì, 22 giugno 2010

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Siamo in un periodo in cui tutti,genitori e figli,vecchi e giovani, di fronte alla crisi della globalizzazione ci siamo resi conto che certi modelli di crescita e di progresso non hanno funzionato.
Il posto fisso è sempre più una chimera.
La flessibilità,l’incertezza,la perdita del posto di lavoro porta ognuno volente o nolente alla necessità di ripensare il lavoro, ripensare se stessi e aiutarsi a superare questo momento buio di transizione.
Occorre farlo insieme come un progetto fra generazioni inventandosi nuovi modi di condividere,di costruire,di sperare.Il ‘cosa fare’ è diventata una domanda trasversale
sia a livello lavorativo che personale.
Il terzo millennio richiede nuovi occhi per guardare l’orizzonte.

Le 3 generazioni : valori e modelli
Nell’era della crisi e della globalizzazione sono sul campo 3 generazioni
La generazione dei Baby Boomers nati fra il 1946 e il 1964
La generazione X nati nel periodo 1965-1979
La generazione Y  nati fra il 1980 e il 1995

Vediamole una ad una.

I baby boomer  tra i 48 ai 65 anni
E’ partita dall’impegno, dalla solidarietà, dall’avventura per arrivare al tris lavoro soldi e successo
E’ la generazione cresciuta per la maggior parte in famiglie tradizionali
La generazione della TV,la prima che è cresciuta guardando il mondo da questa finestra virtuale.
Ottimista,con la spinta a farcela,ad avere successo,a competere
L’identità personale è definita dal ‘cosa fai’ a livello lavorativo.
Ecco perché per questa generazione perdere il proprio lavoro è un dramma.
Il mito del ’self made’,del farsi da soli è stata una leva potente che ha permesso a molti di avere degli ottimi risultati in campo professionale pagando spesso un prezzo
nelle relazioni personali
Questa generazione ha saldamente in mano le leve nei posti che contano a livello economico
Riguardo alla tecnologia è spesso spaesata,un po’ come degli immigranti digitali

La generazione X  tra i 30 e i 47 anni
Il modello è lavoro soldi e successo.Se ho successo sono qualcuno.Se guadagno..valgo.
Probabilmente la maggior parte è cresciuta con una madre che spesso si divideva fra casa e lavoro.
E’ una generazione che mette in discussione l’autorità e lotta per la sua indipendenza nel campo del lavoro.
Spesso si trova a suo agio nel lavoro in team e ama lavorare con le idee,produrre nuovi scenari.
Vede la carriera come una via per la soddisfazione personale.
A differenza della generazione precedente,cerca un equilibrio fra vita privata e lavoro.Il valore chiave è la varietà e la sfida più che la stabilità (job security)
Quello che prima era un valore positivo rischia di ritorcersi contro.
La varietà è diventata un lusso e cerca una stabilità per mettersi al riparo in un momento che non da’ certezze.
Per quanto riguarda la tecnologia,conosce l’ABC e la sa usare.

La Generazione Y tra 18 e 29 anni
Si dice,mette al primo posto  il lato personale della vita
In generale ha un buon livello di autostima e crede nelle proprie capacità.
Ama un ambiente di lavoro dove può esprimere le proprie capacità e dove non ci siano tensioni o conflitti particolarmente ardui.
Il lavoro è un mezzo per raggiungere uno scopo.
Vuole migliorare imparando sempre cose nuove ,è efficiente e multitasking.
E’ la net-generation dove la tecnologia è una parte importante per comunicare,farsi conoscere,creare una rete e usare i social media per emergere e mantenere i contatti.

I guru del marketing la studia attentamente per convincerla  a comperare,che non può  fare a meno di quell’oggetto o prodotto che va assolutamente comprato

In questo periodo di crisi è la frustrazione ch la pervade.
Fare progetti per il futuro,migliorare rispetto ai genitori viene sentita come una utopia.
La generazione Y che modello di genitori ha avuto?
Può darsi che fosse un modello poco affascinante,un modello di genitori preoccupati,
impegnati a gestire i conflitti sul luogo di lavoro e a portare a casa lo stipendio
Una vita che concedeva poco spazio ad ogni altro interesse che non fosse direttamente connesso alla carriera.

Forse la Generazione Y si è accorta che il sogno della giovinezza di molti genitori non si è realizzato, e semplicemente non vogliono che anche il loro finisca male.
“Vogliono far meglio ma non sanno come fare”. E’ necessario dar loro credito,dar credito alla loro speranza, magari espressa un po’ confusamente.
E’ importante che chi ha esperienza diventi il tutor nei confronti delle nuove leve.

Imparare l’inglese?L’Inglese ‘de noiantri’ è solo itaglese

giovedì, 17 giugno 2010
Itanglese in Hospital

Itanglese in Hospital

Per la maggioranza degli italiani l’inglese è come una arrampicata libera, free climbing su pareti irta di ostacoli che inizia a scuola e che spesso e volentieri alla fine da’ risultati deludenti.
Solo una minoranza conosce l’inglese al livello di Threshold o a livelli superiori.
Come te la cavi in inglese?

La maggioranza sta a galla arrangiandosi con il survival English e cavandosela  per mangiare, prenotare un biglietto o prendere il metro
Perché gli italiani parlano solo italiano?

DALLO SPORT ALLA POLITICA
la fantasia non ci manca per pratica l’arte di arrangiarsi.Perfino in TV le perle di giornalisti e politici non mancano.Qualche esempio?
Intervista a Beckam
Rutelli si lancia
La parola al Presidente del Consiglio
D’Alema a Oxford
Figuracce

Capello
prima
conferenza stampa da neo-allenatore della Inghilterra.
Dopo aver letto due frasi in un inglese che definire stentato è un eufemismo, ha assicurato tutti i tifosi che sarebbe riuscito a parlare inglese (o per lo meno a farsi capire dai suoi giocatori) in un mese.
Il
Sun lo ha preso un po’ in giro con un phrase book per aiutarlo

L’inglese a tutti i costi :le stranezze degli “itanglesismi”
L’uso di parole anglosassoni è aumentato del 773% negli ultimi otto anni

ministero del welfare,authority per la privacy,question time,election day…
nomi inglesi ai prodotti o nella pubblicità per dare l’idea di novità e prestigio.
Le aziende e gli annunci di lavoro non sono da meno:
customer satisfaction,teamleader,feedback,core business..
 

Quando si  ‘fa scena’ con una lingua che si conosce poco la si utilizza male, fuori contesto. La maggior parte delle  parole inventate  arriva attraverso televisione e giornali.Molti sono convinti certe parole siano inglesi ma in realtà sono frutto di fervida fantasia

Daily Telegraph ha riportato che gli italiani, dopo aver esportato in tutto il mondo parole divenute internazionali come spaghetti, pizza e opera, hanno cominciato a riempire la lingua italiana di “itanglese”, utilizzando dei termini che spesso suonano strani ad un inglese di madrelingua.Molte parole pseudo-inglesi che si usano in Italia non esistono nella lingua anglosassone o hanno un significato diverso. Un esempio è “footing” per indicare  invece “jogging

Fra social card  e  bancomat
La «social card», latinorum inglese per la  carta ricaricabile per meno abbienti esiste in Gran Bretagna, Polonia e Olanda, con le stesse caratteristiche. Negli Usa è stata riavviata nel 1961 Un’altra card lanciata dalla Croce Rossa si è rivelata determinante dopo l’uragano Katrina.

La parola bancomat…una invenzione perché lo sportello dove si preleva si dice  ATM, cashpoint, cash dispenser, cash machine, mentre la carta viene chiamata  bank card/ cash card

Siamo in default?
La parola default è salita all’onore della cronaca con la crisi finanziaria
Non c’è stato ministro o politico che non l’abbia ripetuta a vanvera per dire che l’talia non corre il pericolo di andare a rotoli.
Ma cosa significa default in campo finanziario?
Una situazione nella quale un emittente( in questo caso lo Stato) è incapace di rispettare le clausole contrattuali ( dare gli interessi sulle obbligazioni) previste dal regolamento del finanziamento.

Il forfait della confusione
“Forfait o forfettario” col significato che gli diamo in Italiano in inglese si dice “lump sum o flat rate”
La parola “Forfait” in inglese significa “confiscato, multa, ammenda, penalità” e il verbo che ne consegue “To Forfeit” vuol dire “perdere per confisca, o dover pagare un’ammenda.

Nel prossimo articolo altre chicche

Career portfolio: le 4 intelligenze che fanno la differenza

lunedì, 15 giugno 2009

portfolio career,vittoria nervi,career counseling 

Il mercato globale  ricerca,in ambito professionale, figure sempre più specifiche e flessibili che sappiano non solo gestire il qui e ora ma anche prevedere i trend per attrezzarsi di fronte ai rapidi cambiamenti 

Se vuoi fare una scelta professionale mirata e vincente è necessario attrezzarti ad essere intelligentemente e creativamente flessibile.

L’intelligenza
Basta avere un quoziente di intelligenza sopra la media ?Per avere successo non è sufficiente un titolo di studio ad hoc o essere ‘tecnicamente’ competenti in quel campo.

Una curiosità
A proposito di QI Madonna con un QI di 140 risulta più ‘ intelligente ‘ di John Kennedy (119) e di Bush che,si vocifera, abbia un punteggio che non supera il 100.
Clinton viaggia su 182 mentre sua moglie Hillary ha un punteggio di 140..
E Obama?
Si stima che sia intorno a 140

le  4 intelligenze must del terzo millennio
Cominciamo da due tipi di intelligenza a largo raggio.
Una constatazione:
la mente umana ha bisogno della relazione con l’altro per svilupparsi.
E’ su questa base che il social network è dilagato in tutto il mondo e la rete sta diventando nel business,nel marketing e in politica un tool indispensabile.
Internet e l’espansione delle reti informatiche hanno reso infinitamente più rapida la circolazione di dati ma questo non è il solo vantaggio.Secondo sociologi,cyber filosofi … la rete con le crescenti ramificazioni  starebbe creando una nuova forma di sapere
Oggi con il tuo computer puoi accedere al sapere e alla memoria mondiale
Condividere,far circolare le idee,fare team e fare networking.In una parola occorre avere quella che è stata definita webness cioè 
il collegamento mentale della gente.

l’intelligenza collettiva : il teambuilding
Che cos’è l’intelligenza collettiva?
Cito la definizione di Lévy il media philosopher che studia l’impatto di Internet sulla società. Levy sostiene che il fine più elevato di Internet è l’intelligenza collettiva

l’intelligenza è distribuita dovunque e può essere valorizzata al massimo mediante le nuove tecniche, soprattutto mettendola in sinergia. Oggi, se due persone distanti sanno due cose complementari, per il tramite delle nuove tecnologie, possono davvero entrare in comunicazione l’una con l’altra, scambiare il loro sapere, cooperare.

… L’etica dell’intelligenza collettiva consiste appunto nel riconoscere alle persone l’insieme delle loro qualità umane e fare in modo che essi possano condividerle con altri per farne beneficiare la comunità. Quindi mette l’individuo al servizio della comunità - ma per fare questo bisogna permettere all’individuo di esprimersi completamente - e al tempo stesso la comunità al servizio dell’individuo - poiché ogni individuo può fare appello alle risorse intellettuali e all’insieme delle qualità umane della comunità. A grandi linee è questa la prospettiva dell’intelligenza collettiva, a cui, beninteso, si oppongono tutti i giochi di potere, di oppressione e di dominio
 
Pierre Lévy ‘L’intelligenza collettiva

Leggi la raccolta articoli
        l’intervista

Insieme alla intelligenza collettiva il sociologo De Kerckhove sottolinea l’importanza di un altro tipo di intelligenza che favorisce la creatività attraverso la condivisione delle conoscenze

L’intelligenza connettiva : il networking creativo

Ecco cosa dice De Kerckhove
(L’intelligenza connettiva ) mira alla connessione, al collegamento, alla messa in relazione delle intelligenza,le sottrae al tempo lungo dell’accumulazione storica per calarle nel qui e ora dell’esperienza e della sperimentazione concreta.

L’intelligenza connettiva potrebbe rivelarsi proficua nel favorire la creatività attraverso l’utilizzo concreto e collettivo delle conoscenze preesistenti.

“la lotta politica non si farà più tra destra e sinistra ma tra chi guarda la tv senza una risposta e chi accede alla Rete Internet dove vi è un’ informazione molto più completa che ognuno di noi  può gestire e alimentare”.
De Kerckhove

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               intervista

Nel prossimo articolo l’intelligenza hard e soft