Dejobbing:la scomparsa del posto fisso e l’era dei’knowledge workers’(part 1)

23 gennaio 2012 - Autore: Vittoria Nervi

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L’effetto collaterale della globalizzazione:il dejobbing
Nell’attuale crisi del mercato del lavoro non solo in Italia ma in tutto il mondo molti tipi di lavoro tradizionale stanno sparendo e la disoccupazione aumenta.
Non è solo una questione di crisi temporanea di riduzione numerica ma di una trasformazione dovuta alle nuove tecnologie e ad esigenze di ristrutturazione organizzativa delle aziende per rendere più efficiente la filiera produttiva o dei servizi e per rimanere nell’arena della competizione globale.

IL PRINCIPIO 80/20 nel mercato del lavoro
Nel XXimo secolo l’80% di tutti i tipi di lavoro erano nel settore della manifattura e solo il 20% nel campo dei servizi
Oggi, nel XXIimo secolo la regola di Pareto 80/20 è ancora attuale ma esattamente all’opposto.I servizi, secondo le statistiche,  sono la parte preponderante.
I tipi di lavoro, le tipologie di servizi,le persone che li offrono sono uno scenario nuovo.

Dal lavoro sicuro alle carriere
Una volta fare il proprio lavoro bene era sufficiente per assicurarsi il posto per anni,avanzamenti e promozioni…
Nel prossimo futuro con tutta probabilità ognuno dovrà cambiare il proprio percorso di carriera ( non le tipologie di lavoro) più volte prima della pensione.
In altre parole,la sicurezza del lavoro sarà una responsabilità individuale che deriva da un processo in progress di costruzione e adattamento creativo più che dalle garanzie del posto fisso che può dare una azienda
Le carriere assomiglieranno più ad una rete da gestire che ad una scala sulla quale salire.
I vari tipi di lavoro saranno più temporanei,legati ad un progetto,cooperativi,frutto di un lavoro in team dove i vari componenti potrebbero lavorare in posti o paesi diversi come freelancer, mobili (il know how si sposterà col lavoratore più che con l’organizzazione).
I knowledge workers saranno una nuova tipologia di lavoratori che lavoreranno soprattutto nel campo informatico e dei servizi
Già ora il lavoratore che lavora nel campo manifatturiero deve possedere sempre nuove competenze.
E dal punto di vista economico?
Più che un unico salario vi saranno diverse entrate frutto di questo lavoro-puzzle.
Nel prossimo articolo: la right brain eeconomy

leggi anche
 le nuove competenze per il mercato globale?Un nuovo paradigma per pensare

Nell’era del dejobbing dove sta andando la tua carriera?
 

Trovare lavoro:che tipo di impiegabilità hai?(p.2)

16 gennaio 2012 - Autore: Vittoria Nervi

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Nell’articolo precedente ho accennato alla impiegabilità,il nuovo paradigma con una visione più a lungo termine per costruire la tua carriera.Sul concetto di employability non tutti sono d’accordo
Per esempio
•le agenzie e gli sportelli lavoro pensano che riguardi solo il possesso delle capacità specifiche per quel profilo in base alla richiesta,spesso carente,della azienda
•alcuni candidati pensano che riguardi l’essere preparati e fare una buona impressione al colloquio

In realtà l’impiegabilità è avere quel mix di competenze sociali (soft skills),capacità tecniche e qualità personali che sono interessanti per quella azienda o quel settore professionale.

La situazione in Italia,per usare un eufemismo,non è affatto rosea e i dati specifici sulla crisi lo dimostrano.

I dati della crisi in l’Italia
Gli indicatori statistici sono sconfortanti su 3 fronti
crisi economica, disoccupazione e scarsa istruzione.

crisi economica
il 2008 in Italia è stato il primo anno di crisi economica: la crescita del tasso di occupazione si è fermata dopo un lungo periodo di crescita (era occupato il 58,7% della popolazione nella fascia di età tra i 15 e i 64 anni).

disoccupazione
l’indice di ricambio nel mondo del lavoro ha sfiorato, nel 2008, quota 120%. Le persone potenzialmente in uscita dal mercato del lavoro sono il 20% in più di quelle potenzialmente in entrata.
Nel Mezzogiorno l’indice di ricambio, al 1° gennaio 2009, è pari al 91,9% contro il 140,2% del centro-nord. Per questo tasso superiore a 100  siamo al primo posto in Europa.
I paesi Ue che insieme all’Italia presentano indici di ricambio superiori a 100 sono sei: Danimarca, Grecia, Repubblica Ceca, Finlandia, Spagna, Bulgaria.

istruzione
due anni fa metà della popolazione adulta italiana (il 47,2% della popolazione tra i 25 e i 64 anni) non andava oltre la licenzia media. Il dato dell’Ue  è del 28,5%. Il nostro paese è agli ultimi posti in materia d’istruzione insieme a Spagna, Portogallo e Malta.

I due elementi per valutare la tua impiegabilità
Per valutare la tua impiegabilità è necessario analizzare sia il contesto del mercato del lavoro che la tua situazione specifica.

IL CONTESTO: cosa accade intorno e i bisogni del mercato del lavoro 
Ci vorrebbe una sfera di cristallo per fare previsioni sul futuro ma è possibile cercare di capire e valutare a grandi linee i trend nel settore nel quale vuoi lavorare.

Le domande chiave
♦che cambiamenti sono avvenuti o è probabile che avvengano nel settore in cui vuoi lavorare o in quel ruolo specifico?
♦quali sono le opportunità,i problemi di quel tipo di aziende o di quel settore?
♦quale è il trend probabile del mercato del lavoro in quel settore?
♦cosa fare praticamente per essere preparato ai cambiamenti?

Analisi della tua situazione
Lo strumento  per capire dove sei ora e dove dovresti puntare  è la SWOT,una analisi di 4 elementi.
 
Ne ho parlato in questi articoli
SWOT :lo strumento vincente per fare self marketing
SWOT:come scoprire i tuoi punti di forza

le domande chiave
♦In quale ruolo professionale i tuoi punti di forza sarebbero più apprezzati e valorizzati?
♦il tipo di lavoro che va meglio per te è anche quello che accende e mantiene la tua motivazione?
♦quante fra le tue competenze/punti di forza sono trasferibili a un nuovo lavoro?
♦quali punti critici possono rendere problematico il tuo (futuro) lavoro?
♦come puoi ridurre o minimizzare i tuoi punti critici?
♦come potresti trasformare i problemi in opportunità?

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i servizi di Counseling solutions per trovare lavoro

Trovare lavoro:Sai quale è il tuo grado di impiegabilità?

13 gennaio 2012 - Autore: Vittoria Nervi

 

trovare lavoro,competenze,impiegabilità,employability,competenze,skill trasferibili ,career counseling,Il fattore chiave quando diventiamo adulti è avere un lavoro che ci dia dignità,un ruolo nel campo professionale e naturalmente uno stipendio che ci permetta di vivere ogno giorno,di fare progetti e di raggiungere i nostri obiettivi.

Oggi la sicurezza di avere un lavoro o di essere tutelati se già lo possediamo sta scomparendo.
Occorre,di fronte ai rapidi cambiamenti una nuova prospettiva a livello nazionale,da parte di chi fa impresa, e a livello individuale un cambiamento di mentalità di come guadagnarsi da vivere.

IL CAMBIO DI PARADIGMA
Lo schema che ha funzionato per le generazioni precedenti
 ore lavoro-salario-sicurezza del posto-eventuale promozioneha fatto in modo che molti non pensassero a un cambiamento o ad un diverso percorso di carriera.

La crisi nel mondo del lavoro ha cambiato questo paradigma espellendo migliaia di persone dal mercato del lavoro.Occorre cambiare ottica,allargare la visuale,passare dal lavoro alla carriera perché ognuno deve essere flessibile e pronto a cambiare,a guardare avanti per prevedere nella misura possibile la strada della sua carriera.
In questo modo cresce la opportunità di gestire la propria storia professionale anziché subire gli alti e bassi.

Per navigare ci vogliono mezzi adatti ai tempi
La maggioranza delle persone occupate o in cerca di un lavoro è impreparata per navigare in un mercato competitivo e globale,per riciclarsi
* non ha gli strumenti per muoversi nel nuovo mercato
* ha poche competenze trasversali e un grado di employability basso
* non sa come vendere le proprie competenze
* ha scarsa formazione

La impiegabilità  è la conoscenza  di tutte quelle capacità di procurarsi un lavoro,mantenerlo o cercarne un altro.
Alla base cè la formazione continua,il life long learning
Puoi tenerti aggiornato chiedendo alla tua azienda più formazione e/o prendendoti la responsabilità in prima persona del tuo progetto di crescita personale e professionale  per non farti cogliere impreparato.
Di questi tempi e in questo contesto economico è vitale imparare a vendere le proprie competenze,la propria esperienza e le proprie qualità personali.

la parola chiave è impiegabilità

Le 3 qualità essenziali
William Bridges nel suo libro ‘Job Shift’ ne elenca 3

1impiegabilità
l’insieme delle competenze che il mercato richiede ma non solo.
Molte di queste sono utili anche più in generale.
♦capacità di comunicare in maniera efficace
♦capacità di pianificare e organizzare
♦capacità di lavora in team
♦capacità di  problem-solving
♦capacità di self management   come comportarsi, gestirsi, in determinate situazioni,usare la propria creatività per inventarsi  un lavoro che valorizzi un determinato talento e specializzarsi affinando le proprie competenze.
♦essere disposti ad imparare cose nuove e a fare formazione continua
♦spirito di iniziativa
♦competenza nelle nuove tecnologie
♦ conoscenza delle lingue straniere in primis inglese

2 avere la mentalità del venditore
non più cercare lavoro nel modo tradizionale ma offrire le proprie competenze come se il datore di lavoro fosse un cliente

3 resilienza
la resilienza è la nostra forza d’animo che ci dà fiducia in noi stessi nei momenti-no perché conosciamo il nostro valore,i nostri punti di forza quindi non ci lasciamo abbattere e non dipendiamo dai giudizi o dalla situazione esterni
Ne ho parlato in questo articolo e nell’articolo l’energia del bambù

Quale è il tuo  grado di impiegabilità potenziale? 
per valutare che tipo di impiegabilità possiedi è necessario analizzare sia il contesto del mercato del lavoro che la tua situazione specifica

nel prossimo articolo spiegherò questi 2 fattori

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qui i servizi di counseling solutions professional

CARRIERA:10 domande chiave per scoprire il tuo IDEAL JOB

9 gennaio 2012 - Autore: Vittoria Nervi

 

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Il principio-base di partenza per scoprire quale è il tuo lavoro ideale è capire chi sei perché lavoro e personalità sono il binomio vincente.

Quando parlo di personalità intendo le tue qualità personali,il tuo carattere,insomma quel mix unico (insieme ai tuoi interessi e alla tua passione) che deve diventare la tua bussola per partire alla scoperta.
Ti piace pensare,inventare,produrre idee che siano artistiche o scientifiche non importa.Ogni progetto parte sempre da una idea.
In questo campo ci sono gli artisti,i creativi e,perché no, anche i filosofi.

In questo periodo di crisi dove trovare un lavoro è un po come partire per una caccia al tesoro è importante non dimenticarsi mai che tutto comincia dal conoscersi a 360°.
Se non ti conosci come puoi fare un buon marketing di te stesso?convincere in un colloquio di lavoro che tu sei la persona giusta che stanno cercando?costruire il tuo CV che non è altro che il tuo strumento per promuoverti e distingueri dagli altri?

Puoi pazientmente fare da solo o chiedere un aiuto professionale per valutare,attraverso test mirati,i tuoi assett. E’ un piccolo investimento che ti darà chiarezza,consapevolezza e grandi risultati.

Ai blocchi di partenza
Una delle prime domande da porti riguarda il campo d’azione nel quale preferiresti operare e dare il tuo contributo.Ce ne sono 4 principali:
Preferisci lavorare

Con dati,informazioni
registrare,calcolare,elaborare (dati statistici, anagrafici, di mercato..)
Questo è il campo che riguarda l’amministrazione,la ricerca,
l’economia,il marketing come ricerca di mercato.

Con le persone
Ti piace aiutare in genere le persone a risolvere un problema,a farle stare meglio,a imparare cose nuove. Queste possono essere clienti,studenti,pazienti…
Il campo dei servizi alla persona è vasto:
negozianti,docenti,formatori,estetiste,infermieri,coach
 
con le cose 
Ti piace manipolare materiali oppure costruire oggetti,usare le mani e/o gli attrezzi.
Questo è il campo che riguarda l’artigianato in generale,il coltivare,il riparare,costruire….

con le idee

Prova a pensare ad un lavoro che ti piacerebbe fare. Quali prodotti/servizi ti attraggono? Perché?
In quale di questi 4 campi lo collocheresti?
2 quando devi risolvere un problema in genere ti affidi di più alla intuizione,alla tua creatività o analizzi in dettaglio i vari elementi e i dati del  problema?

3 il tipo di lavoro
preferisci sapere sempre cosa fare cioè avere un lavoro strutturato per evitare di entrare in ansia oppure vuoi deciderlo tu ogni volta,avere la libertà e la flessibilità di un lavoro stimolante?
4 vuoi un lavoro nel quale avere una parte significativa di responsabilità ?essere il padrone di testesso?proporre idee nuove?
5 hai bisogno di un lavoro intellettualmente stimolante?
6 ti piace di più lavorare da solo o collaborare in un team?
7 preferisci star seduto al tuo pc e svolgere il tuo lavoro indisturbato o hai bisogno di interagire spesso con gli altri nel tuo ambiente di lavoro?
8 competere o collaborare con gli altri?

9 l’ambiente
in che tipo di ambiente ti trovi meglio a lavorare? (in un contesto di lavoro esteticamente piacevole? ad alto rischio? dove (non) ci sia una pressione/ritmo stressante? all’aperto?)

10 money or…
ti sosddisfa maggiormente ,per quanto riguarda il tuo lavoro, un buon stipendio che ti permetta di vivere più che bene ,prestigio e status sociale, o poter esprimere le tue capacità e la tua creatività?

In ogni attività la passione toglie gran parte della difficoltà.
Erasmo da Rotterdam

Le idee non sembrano mancare, le persone comuni possono concepire progetti straordinari senza difficoltà. Quello che manca è la volontà di realizzarli.
Seth Godin, Tribù

Libri per chiarirsi le idee

Seth Godin  La Chiave di Svolta Sperling  & Kupfer
Questo libro ti insegnerà a sviluppare la versione migliore di te, e a riscuotere le ricompense che meriti.

 Antonella Spataro  Le 10 Regole per Trovare Lavoro Armenia
Consigli per tutti coloro che cercano lavoro o desiderano dare una svolta alla propria attività lavorativa

Giuseppe Carelli  Come Trovare il Lavoro Su Misura  Franco Angeli
sapere in anticipo quello che si vuole dal lavoro e conoscere quali sono e dove stanno i lavori realmente disponibili

 

Outlook 2012:il PIL non funziona per misurare l’economia reale e il benessere

30 dicembre 2011 - Autore: Vittoria Nervi

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Questo 2011 è stato definito da molti l’anno horribilis. Dalla top ten del vocabolario della crisi al primo posto lo spread,sei lettere che ci hanno perseguitato per mesi come una ossessione quotidiana insieme al Pil,prodotto interno lordo.
Tutto ruota intorno al denaro,l’atomo economico-finanziario  attorno al quale ruotano gli elettroni della speculazione.
L’essere umano è diventato una variabile piegata ai capricci della grande finanza.

Il sistema che oggi ci pervade è un capitalismo-casinò, in cui il confine tra il guadagnare e il perdere tutto è labile:il denaro viene scambiato a ritmi altissimi e in modi sconosciuti, non possiamo sapere con certezza che fine faranno i nostri soldi, che cosa succederà in futuro (Loretta Napoleoni-economista)

I critici del Pil
Nel 1968  Robert Kennedy  fu uno dei primi a criticare il concetto di PIL.“Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del PIL.

Nel 1972 Jigme Singye Wangchuck,il quarto Re del Bhutan propose un cambio di prospettiva.
Invece di puntare sul Pil (ricchezza prodotta in beni e servizi) perché non considerare la qualità della vita? Ecco allora il Fil,felicità interna lorda.
Il Fil appoggia su quattro pilastri
♦sviluppo socio-economico
♦conservazione dei valori culturali
♦salvaguardia dell’ambiente naturale
♦istituzione di un buon governo.
Fra gli altri indicatori per misurare il Fil:il benessere psicologico,la salute,l’ istruzione, qualità della vita…

Nel 2006 David Cameron dopo essere divenuto leader dei tory (conservatori), lanciò l’idea misurare il benessere dei cittadini  come sfida politica del nuovo millennio.
Ora come premier ha deciso di interrogare tutti i cittadini del Regno unito nella convinzione che il Pil sia un concetto riduttivo e insufficiente per misurare la crescita e il benessere di un Paese. Il benessere non può essere calcolato unicamente in termini di soldi.Servono nuovi indicatori per misurare il benessere sociale, personale, culturale, il ‘general wellbeing’.

Il manifesto del movimento no global
La premessa di tale filosofia trova radici nel rivoluzionario libro di Schumacher del 1973 “Piccolo è bello. L’economia come se la gente contasse qualcosa’ una critica alle economie occidentali
Secondo The Times questo libro è uno dei 100 libri più influenti pubblicati dopo la Seconda guerra mondiale.

Ai tempi l’analisi dell’economista e filosofo Schumacher era troppo alternativa, oggi è realtà. L’unica via d’uscita, dunque, è frenare la corsa della finanza,rallentare.

 

Quanto il tuo CV è spendibile sul mercato del lavoro?

17 novembre 2011 - Autore: Vittoria Nervi

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Quale è la prima mossa che la maggioranza delle persone fa quando inizia la ricerca del primo lavoro o ne cerca un altro dopo un licenziamento ?
Prendere il proprio CV e aggiornare i dati,controllare le informazioni e poi spedirlo qui e là nella speranza che chiamino per un colloquio.Ecco il primo errore
  

L’ERRORE DI FONDO
Aggiornare semplicemente il CV e spedirlo a pioggia nella speranza che ti chiamino per un colloquio non basta.E’ probabile invece che il tuo curriculum finisca il suo percorso nel nulla con relative frustrazioni più pass ail tempo.
Per trovare lavoro in questo periodo di crisi serve una diversa strategia che comprende:
♦conoscere la propria effettiva impiegabilità
♦focalizzare il proprio CV
♦conoscere e applicare alcune tecniche di marketing personale per vendere al meglio le proprie competenze,conoscenze ed esperienza

L’INGREDIENTE BASIC
In ogni tipo di lavoro ciò che è importante è il set di abilità specifiche per quel tipo di lavoro. Questo non è sufficiente. Molti che stanno cercando lavoro hanno le stesse capacità quindi possono svolgere le varie mansioni con altrettanta affidabilità.
 
Le tue abilità da sole non permettono di fornire il quadro completo della tua identità professionale.
Molte abilità si possono benissimo imparare o sviluppare (abilità nel campo della informatica,abilità linguistiche,tecniche…) e altrettante,chiamate soft skill, possono essere trasferite ad altri tipi di professione (capacità di collaborare con gli altri in modo costruttivo, capacità di motivare,incoraggiare..)

L’x factor che fa la differenza
Cosa può distinguerti dalla’concorrenza’?
Il mix delle tue doti personali,il tuo atteggiamento,il tuo valore complessivo.
Capirlo ti aiuta ad trovare la giusta strategia per offire sul mercato con efficacia e una buona dose di fiducia il tuo capitale -competenze.
E’ il valore complessivo,il pacchetto che offri ad una azienda quello che fa la differenza.
Lightbulb / Ideail set di abilità
Lightbulb / Idea l’insieme delle tue competenze
Lightbulb / Idea le tue doti personali
Lightbulb / Idea il tuo atteggiamento
Lightbulb / Idea le tue conoscenze
Lightbulb / Idea la tua esperienza

La somma di tutto questo è infinitamente più efficace che contrarsi solo sulle proprie abilità.
Entusiasmo,passione,determinazione,pro attività possono surclassare concorrenti anche se qualcuno di loro ha più esperienza
 
immagina per un momento questa scena
Due CV arrivano sul tavolo di una azienda o di chi deve selezionare il potenziale candidato.
Uno illustra semplicemente le capacità un po’ come in una lista della spesa.
L’altro si focalizza a 360° fornendo al selezionatore un identikit che cattura la sua attenzione ( personalità,obiettivi raggiunti,doti personali…)
A meno che le capacità siano la sola discriminante chi credi che verrà chiamato per un colloquio?

IN PRATICA
In un mercato del lavoro  sempre più competitivo conoscere a fondo il proprio capitale (cosa hai da offrire,la tua impiegabilità) e la propria identità professionale (chi sei) è essenziale per un efficace marketing personale.
Questo ti fornisce la necessaria chiarezza e fiducia per mettere in luce i tuoi punti di forza.

Il CV deve essere lo specchio della tua Unique selling proposition (USP) cioè la tua‘argomentazione esclusiva di vendita’ un termine preso a prestito dal marketing per definire,in questo caso il tuo profilo professionale (il tuo brand)

Proporre quei benefici e il valore aggiunto che l’azienda avrebbe se ti assume e che la concorrenza non può offrire.
Se vuoi avere visibilità nel villaggio globale è necessario offrire una proposta unica che metta  in luce i tuoi punti di forza.

GLI STRUMENTI
per identificare e comunicare la tua USP il career counseling può aiutarti con vari strumenti di valutazione e tecniche di self marketing

counseling Solutions professional

solutionspuzzlepiece

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Arrow Icon gli strumenti per il tuo CV

 

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Passione,interessi e lavoro:come farli coincidere? Il test RIASEC

13 ottobre 2011 - Autore: Vittoria Nervi

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Se sei soddisfatto del tuo lavoro,motivato e ogni mattina non senti quel senso di frustrazione appena pensi al tuo posto di lavoro significa che lavori in un ambiente che corrisponde al tuo carattere,alla tua personalità e ai tuoi interessi.

Esistono numerose prove frutto di ricerche che confermano la realizzazione, soddisfazione, successo professionale sono statisticamente più probabili dove ambiente professionale e personalità sono in armonia

La scelta di un lavoro,di una professione non è una casualità ma è sempre l’espressione della propria personalità,dei propri interessi e dalla scala-valori professionali che ognuno di noi ha
Inoltre se tu lavori in un ambiente di lavoro con persone simili a te ti sentirai più a tuo agio con livelli di stress minimo
Facciamo un esempio
una persona creativa lavorerà meglio in un ambiente nel quale viene incoraggiato il pensiero laterale e dove anche gli altri hanno una forma mentis simile quindi in un contesto flessibile dove il lavoro non è rigidamente strutturato e routinario

Un po’ di teoria
Secondo vari studi la scelta della propria professione si basa sulla sinergia fra
interessi,attitudini e valori
Queste 3 variabili si presentano in successione nel periodo della propria adolescenza.
Ognuno ha un suo processo di maturazione ma in generale si può dire che
gli interessi maturino verso i 14 anni
le attitudini a 16 anni
i valori a 18 anni

Come scoprire il tuo profilo?
Per conoscere quali mestieri e professioni sono più congeniali a te e quante chance di riuscita hai in un determinata tipologia di professioni  esistono test di assessment (valutazione)
Il test può essere utile anche per scegliere il percorso di studi dopo la scuola superiore

Il test RIASEC
il modello RIASEC di Holland adottato da decenni individua 6 profili incrociando personalità e interessi
Esso si basa fra l’altro su 2 punti chiave:
1La scelta del proprio lavoro non si basa solo sui bisogni primari (mangiare,avere una casa…) ma deve soddisfare aspirazioni, valori che riguardano l’immagine,il giudizio che ognuno ha di sé e del proprio valore  

2 La soddisfazione e il rendimento dipendono dal grado di armonia fra la propria personalità e l’ambiente.

Il test fornisce un codice di 3 lettere relative ai 6 profili
Queste 3 lettere sono alla base della categorizzazione dei vari tipi di lavori sul mercato sia in USA (U.S. Department of Labor) che in Italia (classificazione ISTAT delle professioni)

Una esperienza sul campo
L‘anno scorso ho lavorato con studenti del 5° anno dell’ Istituto professionale Tanari a Bologna sul progetto ‘WORKING IDENTITY’

Mi hanno scritto in seguito diversi studenti che hanno’scoperto’ la loro strada
Una fra tutti,Viola
Ciao Vittoria
Ho capito che  quella è la mia strada,lavorare nel sociale e fare un corso di formazione come operatore socio sanitario.. grazie ancora per i consigli

Il profilo di Viola era fondamentalmente orientato sul sociale
Aiutare gli altri Comunicare,istruire, prendersi cura di.. Capacità di empatia verso persone in condizioni di disagio…

 

Il profilo sociale è uno dei 6 profili del RIASEC.
I 6 profili di personalità sono Realistico, Investigativo, Sociale, Intraprendente, Convenzionale e Artistico

Qualche esempio
Lightbulb / Ideaun insegnante è principalmente identificato con il profilo S (sociale)
Lightbulb / Ideauna persona pratica che ama lavorare con attrezzi,costruire,assemblare o che ama lavorare con gli animali… appartiene al profilo R (realistico)
Lightbulb / IdeaSe sei una persona che è brava a convincere,vendere cose o idee allora il tuo profilo di base potrebbe essere E  (Enterprising, Intraprendente)

presentazione-standard11l‘assessment personalizzato
Una valutazione mirata per far emergere la tua working identity,il tuo profilo professionale da proporre al mercato  


I 6 test di valutazione :
test RIASEC per valutare la professione che meglio esprime le tue qualità personali
♦ test DOPE
♦Stile personale

♦valutazione delle tue competenze
♦analisi degli skill trasferibili

Servizi Counseling Solutions Professional

 

special:Assessment per Diplomati e  Laureati
Se stai terminando o hai appena terminati gli studi questo servizio è per te.
L’obiettivo è renderti più  consapevole delle tue potenzialità e risorse per scegliere un successivo percorso di studi o training professionale oppure avere un supporto per identificare e pianificare il tuo progetto professionale in sintonia con le tue capacità, le tue competenze valorizzando i tuoi punti di forza

IN COSA CONSISTE IL SERVIZIO
Arrow IconColloquio gratuito per valutare il servizio in base alle tue esigenze
Arrow IconColloquio individuale strutturato

Arrow Icon6 test di valutazione
Arrow IconColloquio di 2 ore e feedback del profilo

Richiedi la brochure informativa
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Per info
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In Italia vale ancora la laurea?:la‘bolla’dei laureati

9 ottobre 2011 - Autore: Vittoria Nervi

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Negli Usa dopo la bolla immobiliare si comincia a considerare un’altra bolla: l’education bubble, quella dell’istruzione.
Secondo i dati del
Bureau of Labor Statistic pubblicati dal New York Times, sui 30 lavori in rapida crescita nei prossimi anni solo 7 richiedono una laurea. 

Oggi la domanda chiave per entrare in un mondo del lavoro sempre più flessibile e ‘in progress’ è: Vale la pena investire soldi e tempo per prendere una laurea o sarebbe meglio per alcuni frequentare altro dopo le scuole superiori?
LO STATO DELL’ARTE
Solo il 22% dei laureati (1 su 10 matricole) termina regolarmente il percorso
il 30% si laurea entro il primo anno fuori corso
quasi il 50% con un ri­tardo superiore.
(fonte: Cnvsu-10° rapporto sullo stato del sistema universitario-12/2009) 
 

 

Alcune osservazioni
Negli anni ‘60-’70 la laurea significava un lavoro sicuro.
Negli anni ‘80 e ancora di più nei ‘90 l’associazione titolo universitario-lavoro sicuro subito’ ha subito una sorta di downgrade.
La laurea non è più quella ‘bacchetta magica’ di status symbol e di accesso a un lavoro meglio retribuito.

Dall’inizio della crisi del 2008 per i laureati in cerca di lavoro la situazione è peggiorata.
Secondo i dati Istat elaborati da Almalaurea, i laureati hanno un tasso di occupazione del 77% contro il 66% di chi ha solo il diploma.
Per quanto riguarda lo stipendio una laurea permette ancora di avere un buon stipendio, a patto di andare all’estero.
Secondo le statistiche di Almalaurea chi si è laureato nel 2009 ed è rimasto in Italia, un anno dopo riceve 1.054 euro al mese, se è andato all’estero 1.568.Il gap è destinato ad allargarsi sempre più: un laureato del 2005 rimasto ha una busta paga media inchiodata a 1.295 euro, l’emigrante nel frattempo è arrivato a 2.025 euro. Oltre 700 euro di differenza.

Secondo Daniel Indiviglio, associate editor della rivista The Atlantic è più importante capire cosa chiedono i datori di lavoro più che sapere quali siano i lavori per i quali serve la laurea.
Sono i datori di lavoro che la preferiscono come se fosse l’unica garanzia e così diventa un valore perché in molti sono ancora fermamente convinti che lo sia.
Per molti lavori, dal punto di vista delle competenze, non è necessario il pezzo di carta dell’università.
Indiviglio conclude che la maggior retribuzione di un laureato non riguarda un plus di competenze e conoscenze necessarie per avere successo nel mercato del lavoro ma significa soltanto che le aziende sono convinte che abbia un magico qualcosa in più.
Molti dei grandi geni d’oggi, Bill Gates, Steve Jobs, Mark Zuckerberg (facebook), Larry Page (Google) Steven Spielberg, Richard Branson (Virgin) non sono laureati.
La differenza non è fra chi ha la laurea e chi ha il diploma, ma chi ha ingegno, capacità, creatività e doti personali. Vale puntare sul merito e investire sulle idee. Concetti quasi sconosciuti in Italia se guarda alla continua fuga di cervelli dal nostro Paese: il 35% dei 500 migliori ricercatori italiani nei principali settori di ricerca ha abbandonato il Paese. Confimpreseitalia ha stimato in 60mila i giovani emigranti, ogni anno.
Di questi il 70% ha la laurea. Risorse umane che lasciano l’Italia perché non hanno chance e una retribuzione adeguata.
Un esempio? Un ingegnere all’inizio di carriera in Italia guadagna 1.200 euro o poco più. All’estero, in Germania, in Spagna o negli Usa guadagna tra i 1.800 e i 2.500 al mese.
IDEE IN CONTROTENDENZA
Uno dei fondatori di Paypal, Peter Thiel ha deciso di investire 2 milioni di dollari proponendo a 20 teenager (100 mila dollari a testa) di progettare e sviluppare start up d’imprese nei settori dell’informatica e delle biotecnologie. Tempo 2 anni e poi chi vuole potrà tornare scuola.
E’ una sfida

Il mondo si fa sempre più complesso ma i percorsi di studio rimangono strutturalmente sempre gli stessi. Troppo lunghi, troppo costosi e obsoleti.
Internet e la tecnologia sembrano non li abbia nemmeno sfiorati.

L’istruzione è fondamentale.L’università è utile ma non è una garanzia per una carriera di successo soprattutto com’è ora..E NON BASTA
Non basta avere 110 e lode se non si tiene in seria considerazione l’idea di un’educazione permanente (lifelong learning) cioè tutte quelle opportunità educative formali (istruzione e formazione certificata) e non formali, l’informatica, le lingue straniere….

 

 

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 leggi anche

le nuove competenze per il mercato globale

quale futuro sperano gli under 30?

dejobbing e carriera

 

 

 

Steve Jobs:don’t go with the flow,think out of the box

8 ottobre 2011 - Autore: Vittoria Nervi

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Here’s a guy who never finished college, never went to business school.So how did he become the visionary who changed every business he touched? Actually, he’s given us clues all along. Remember the “Think Different” ad campaign he introduced upon his return to Apple in 1997?
“Here’s to the crazy ones. The rebels. The troublemakers. The ones who see things differently. While some may see them as the crazy ones, we see genius.”
In other words, the story of Steve Jobs boils down to this: Don’t go with the flow.
Steve Jobs refused to go with the flow. If he saw something that could be made better, smarter or more beautiful, nothing else mattered. Not internal politics, not economic convention, not social graces.  (New York Times)

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Elogio dell’insuccesso:vince chi fa più errori.

5 ottobre 2011 - Autore: Vittoria Nervi

 

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Già Winston Churchill riteneva il fallimento un incidente di percorso utile verso il successo e il raggiungimento degli obiettivi, una specie di abilità supportata dall’entusiasmo del non arrendersi.
Ci hanno insegnato che sbagliando s’impara, che senza insuccessi non c’è apprendimento.
E’ stata la filosofia di Thomas Watson, il fondatore di IBM che affermava che il modo migliore di aver successo, di farcela è raddoppiare il tasso dei fallimenti.

A ognuno di noi è certamente capitato di commettere qualche errore e di consolarci pensando che “errare humanum est” a patto di imparare il più possibile da questi errori, gestirli in modo costruttivo.
Sbagliare, fallire non piace a nessuno. Ne va della nostra autostima, del giudizio degli altri, della nostra reputazione specie nel campo professionale, dove sbagliare può avere
un costo economico e professionale alto, può bloccare una promozione, far vacillare il posto…

Farson e Keyes nel loro splendido libro ‘Vince chi fa più errori’ affermano che il concetto di fallimento deve essere ripensato.
La nostra cultura, dicono, è orientata verso il successo e penalizza l’insuccesso che è invece un elemento prezioso per crescere, per migliorare e, magari, per avvicinarci più velocemente alle nostre mete.

Oggi il mondo cambia rapidamente sotto i nostri occhi ed è necessario, vitale per fare passi avanti confrontarci con le due facce della stessa medaglia il successo e l’insuccesso e rischiare, accettare le sfide.

Siate come una gomma per cancellare: riconoscete i vostri errori, fatene tesoro e poi cancellateli dalla memoria.
Zig Zaglar

Il valore del fallimento
I fallimenti così come il procedere by trial and error, per tentativi possono offrire anche dei vantaggi e nuove opportunità. Come?

Nel tran tran di ogni giorno siamo portati a galleggiare, a dare per scontato. Quando tutto va liscio, non ‘perdiamo’ tempo per verificare se le nostre strategie sono efficienti ed efficaci, se c’è all’orizzonte qualche cambiamento.

Gli errori e i fallimenti permettono di fermarci al pit stop e di identificare, mettere a fuoco cosa non ha funzionato e aprire nuove strade. Un errore, improvviso e inatteso, può rappresentare un’interessante occasione di scoperta se s’impara a osservare senza preconcetti e con uno sguardo attento e farsi domande.
Che cosa è mancato? Che cosa togliere/aggiungere, modificare…
L’errore ci scuote, mette in discussione i nostri atteggiamenti e le nostre convinzioni.

Ogni insuccesso ha due facce: un evento negativo ma anche un’opportunità per valutare e pianificare nuove strategie.

Tante scoperte sono state fatte per errore.
Un esempio.
Com’è nato il post-it
Nel 1968 alla 3M Spencer Silver stava cercando testando un adesivo ultraforte ma il risultato era che creò invece una colla particolarmente debole.
Non si perse d’animo. Anziché buttarla, la affidò ai propri colleghi sperando nella speranza che trovassero una possibile applicazione.
Qualche anno dopo, uno di questi, Art Fry, si ricordò della particolarità di quella colla in grado di aderire alla carta anche dopo essere stata più volte staccata. Da quell’apparente fallimento ed errore nacquero i famosi post-it gialli con i quali la 3M ha fatto milioni di dollari.  

Il problema non è come far entrare idee nuove in testa ma come far uscire quelle vecchie Dee Hock.

Come imparare dai fallimenti
Assumersi le proprie responsabilità invece di incolpare gli altri.
Riconoscere l’errore, imparare da ogni fallimento invece di nascondere o ignorare l’accaduto ripetere gli stessi
Imparare che il fallimento è parte del successo invece di aver paura di tentare
Tenere un atteggiamento costruttivo e ricercare prospettive differenti  invece di rimanere ingessati nel’ si fa così,tutti fanno così e accettare le regole tradizionali come assiomi
Accettare nuove sfide e rischiare invece di farsi bloccare dagli errori del passato
Credere che è la cosa non ha funzionato invece di prenderla sul personale e di colpevolizzarsi (Io sono un fallito)
Analizzare i diversi elementi in gioco, perseverare invece di mollare.

leggi anche
la migliore qualità del leader manager


BIBLIOGRAFIA

R. Farson ,R Keyes -Vince chi fa più errori.
Il paradosso dell’innovazione. F. Angeli
Z. Zaglar -Passi verso la cima. Gribaudo
John C. Maxwell Failing forward. Turning Mistakes into Stepping-Stones for Success Thomas Nelson Publishers

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